di Marzia Barbetta

L’Az. Agricola Antonio è un’impresa di 500 ettari in provincia di Bologna: modernamente organizzata con colture estensive in rotazione agraria, vanta un allevamento di circa 400 capi bovini, due impianti di biogas della potenzialità complessiva di 2 megawatt alimentati con le deiezioni della stalla, un essiccatoio e un impianto di PELLETTATURA (coperto da brevetto industriale), il cui processo di lavorazione utilizza il digestato in uscita dall’essiccatoio e lo trasforma in concime pellettato. È proprio di questo ultimo processo che parla questo case study, il cui obiettivo è di condividere le best practice di un’azienda che possiamo definire un modello nel suo settore.

“Nella nostra famiglia siamo agricoltori da generazioni e noi giovani abbiamo aperto la strada ad una nuova agricoltura” afferma Stefano Pasini, uno dei titolari dell’impresa. “Un’agricoltura che rispetta i terreni e chiude il cerchio produttivo ridando alla terra ciò che ha usato: ciò che togliamo dai campi lo rimettiamo nei campi sotto forma di concime. Per noi le deiezioni e il digestato sono una risorsa da valorizzare; per questo essicchiamo il digestato, lo pellettizziamo e poi lo vendiamo come concime. Il pellet di digestato per noi ha un valore agronomico molto alto: facilita le operazioni di spandimento, è ricco di elementi nutritivi come azoto, fosforo e potassio e da un valore aggiunto all’utilizzatore finale.”

Il processo

Il procedimento utilizza come materia prima il digestato essiccato proveniente dall’essiccatoio a nastro che impiega, valorizzandolo, il calore prodotto del cogeneratore. Il materiale si presenta in forma sciolta con granulometria di varie dimensioni, indicativamente non superiori al centimetro (vedi figura 1).

Il digestato essiccato viene dosato ed immesso nel processo produttivo attraverso la tramoggia 1 (vedi figura 2).
Grazie ad un elevatore a tazza viene rimosso il materiale con dimensioni troppo grandi e gli eventuali corpi estranei.
Così selezionato, il prodotto ottenuto può essere sottoposto o meno a macinazione e, dopo separazione di eventuali inquinanti ferromagnetici, viene avviato ad una seconda macchina di miscelazione (vedi figura 2, Tramoggia 2) con movimento lento e continuo, la cui funzione è quella di omogeneizzare e rendere il prodotto idoneo alle lavorazioni successive.

Da qui, grazie ad un dispositivo di adduzione dell’acqua, il semilavorato viene portato al giusto grado d’umidità ed è pronto per essere inserito nella pellettatrice, insieme ad eventuali additivi N-P-S.
La pellettatrice è un estrusore che conferisce al materiale la tipica forma e consistenza dei pellet.

Successivamente il prodotto, non ancora stabile, viene stoccato in un silos di raffreddamento dove il pellet raggiunge la temperatura ambiente, perde l’umidità in eccesso, ed acquista la consistenza e stabilità necessaria. Dopo questa fase il prodotto subisce un trattamento di vagliatura per eliminare le parti fini e viene stoccato in un apposito silo per essere poi impacchettato.

Durante la produzione dei pellet, alcune componenti generano quantità sensibili di polvere, che viene reintrodotta nel sistema dopo essere stata filtrata (vedi Figura 2, Tramoggia 2),.
Tutte le fasi del processo produttivo, sono controllate con tecnologia PLC (Programmable Logic Controller) che gestisce i parametri principali dell’impianto.

Il prodotto

Il prodotto finale si chiama REMIDA (come il re che trasforma tutto in oro, il pellet dell’Az. Agricola Antonio arricchisce i terreni in cui viene utilizzato), ed è venduto in 2 versioni: una versione BASE consentita in agricoltura biologica ed una versione avanzata, con l’addizione di una serie di elementi organominerali per soddisfare le esigenze di terreni specifici.
REMIDA è confezionato sia in Big Bag da 600 chili e in sacchi da 20 kg per uso professionale, sia in sacchi da 5 e 2 kg per l’hobbistica.

“Assieme all’azienda BTS Biogas abbiamo intrapreso un percorso di certificazione del prodotto.” Continua Stefano Pasini, “Questo significa certificazione e tracciabilità dalle materie prime che vengono utilizzate per l’alimentazione dei bovini e la fermentazione anaerobica, nonché del processo di essiccazione, pellettatura e confezionamento. Questo per conferire a REMIDA la qualità che richiede il mercato. Abbiamo sviluppato e seguiamo un rigoroso protocollo di produzione che ha ottenuto il marchio di qualità di CSQA (azienda leader nelle certificazioni in agricoltura). Inoltre è in corso la certificazione del MIPAAFT per la classificazione come concime organico.”

Il processo consente di integrare sensibilmente le entrate dell’impianto di biogas, grazie alla vendita sul mercato del concime pellettato.

“Ormai nelle campagne si sente usare molto meno il termine letame e i terreni si sono impoveriti di sostanza organica, si stanno “desertificando” e hanno bisogno sempre di più di prodotto organico.” Conclude Pasini, “Noi diamo questo supporto all’agricoltore offrendo un prodotto organico, riportando al terreno ciò di cui ha bisogno: questo va a modificare la sua struttura, conferisce più sofficità, apporta gli elementi nutritivi a livello naturale che servono alle piante”.

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