di Maurizio Montesin

Distinzione tra ammendante e digestato

Sicuramente è ancora difficile considerare il digestato, proveniente dal ciclo di produzione di Biogas e Biometano, come un prodotto naturale e soprattutto innovativo, per il rispetto dell’ambiente.

È ancora consuetudine paragonare il digestato all’ammendante senza aver analizzato le diversità biologiche strutturali dei residui dei due distinti processi.

Nel caso dell’ammendante si può considerare che esso deriva dal ciclo di digestione animale ed è quindi ricco di sostanza vegetale secca, anche non digerita completamente e di agenti biologici attivi. La quantità di questi agenti biologici spanti su terreno, favorisce il cumulo soprattutto di ammonio, che deteriora la morfologia dello strato di humus, nonché tutto l’apparato radicale della coltura seminata.

Ancora oggi questo tipo di residuo di stalla viene usato come fertilizzante ed è sottoposto a una rigida normativa per gli spandimenti sui terreni.

A tal proposito, molte regioni hanno introdotto dei piani di spandimento che distinguono i terreni in due zone: vulnerabile e non vulnerabile. La quantità di ammonio spandibile (espressa in Kg/ettaro) dipende da questa classificazione del terreno.

Il “digestato” è il prodotto che risulta alla fine del ciclo di produzione di Biogas e Biometano. Nel digestato la composizione del materiale varia a seconda delle biomasse e delle quantità di stallatico e liquame inseriti nelle vasche di fermentazione.

Sono proprio la fermentazione e la produzione di gas che favoriscono la riduzione di sostanze biologiche considerate nocive da ARPA e Ministero della Salute.

Differenza di prezzo sul mercato

Il comune ammendante ha un prezzo irrisorio, molte volte viene ceduto gratuitamente pur di svuotare i depositi in azienda. Nella maggior parte dei casi viene definito un prezzo variabile che raggiunge al massimo i 2 €/t. (escluso il trasporto in campo che normalmente viene contabilizzato a parte).

Per il “digestato” abbiamo un mercato molto instabile: spesso il prezzo viene condizionato della regione di appartenenza, a seconda che questa sia già allineata o meno alla nuova normativa del 13/05/2016 e quindi non classifichi più il digestato come un rifiuto da smaltire in appositi centri di raccolta. Molto dipende anche dalla pratica di usare il “digestato” come ammendante quando si presenti una scarsità di quest’ultimo.

Il prezzo come detto è instabile e raramente raggiunge i 3,5 €/t, escluso il trasporto in campo. Un prezzo di mercato assolutamente non incongruo con le reali qualità del derivato dal ciclo di produzione del biogas.

A dare fonte certa delle sue potenziali qualità sono le tante analisi biologiche che vengono svolte dai centri di analisi specializzati (accreditati e non) che seguono i vari impianti di biogas distribuiti sul territorio nazionale.

A richiedere le analisi sono anche i vari distaccamenti operativi regionali dell’ARPA con lo scopo di verificare che il digestato sia un prodotto sicuro per la salute e l’ambiente. Di contro, il procedimento di sicurezza ambientale è significativamente meno rigoroso nel settore dell’ammendante da stalla, prodotto sottoposto al solo controllo veterinario.

Valorizzazione del digestato sul mercato dei fertilizzanti

Certamente, abbiamo una legislazione che ci incoraggia a valorizzare il digestato e ad aprire un mercato ad esso congruo.

A questo scopo è fondamentale entrare nell’ottica di certificare con un marchio di qualità il prodotto in tutte le sue forme di vendita: separato solido, separato liquido e confezionato in pellet.

Solo un Ente di certificazione con esperienza pluriennale nel settore può rilasciare un marchio di qualità riconosciuto ed apprezzato sul territorio Nazionale. Uno di questi è il CSQA, che nel mese di giugno 2018 ha svolto il primo AUDIT in Italia per la certificazione del “digestato” come un fertilizzante organico di qualità.

La certificazione implica l’iscrizione dell’azienda nel registro dei produttori di fertilizzanti organici del MIPAF (Ministero delle politiche agricole e Forestali) e del prodotto nel registro dei fertilizzanti. Il procedimento ministeriale di iscrizione ai registri richiede la presentazione di specifica documentazione e l’attribuzione al fertilizzante di un nome proprio. Una volta ottenuta l’iscrizione nei registri dal MIPAF il prodotto è pronto per la vendita.

Il fertilizzante organico certificato (ovvero il digestato) deve essere sempre accompagnato dalla scheda tecnica di prodotto, nella quale sono indicati le quantità in percentuale dei composti organici presenti e gli eventuali accorgimenti di sicurezza per l’uso (pittogrammi di rischio).

Le stesse informazioni vanno riportate nell’etichetta a norma obbligatoria nel caso di confezionamento del fertilizzante organico.

Il digestato trasformatosi in fertilizzante organico viene classificato idoneo per l’uso in colture biologiche, per il giardinaggio e per i vivai botanici.

Vantaggi economici, tutela del suolo, limitazione dell’effetto gas serra

I vantaggi economici che derivano dal procedimento di certificazione e dal cambiamento di classificazione in fertilizzante organico sono evidenti, sia nella vendita per uso agricolo, ortofrutticolo e vivaistico, che per un uso commerciale al dettaglio.

In tutti questi settori il cambiamento principale è l’aumento del prezzo commerciale del prodotto. Inoltre il prodotto può essere trattato in appositi impianti per essere pellettizzato e quindi raggiungere il piccolo consumatore grazie alle grandi catene di distribuzione.

L’impiego del digestato come fertilizzante organico dei terreni, porta alla diminuzione (se non all’annullamento) dell’uso di fertilizzanti chimici. In questo modo si possono evitare i cambiamenti morfologici degradanti degli strati superficiali del terreno che derivano dall’impiego della chimica nonché apportare benefici allo strato di humus, grazie al miglioramento delle capacita riproduttive dell’apparato radicale delle coltivazioni.

In fine, il digestato favorisce la cattura dell’umidità tra le radici, umidità che facilità il discioglimento molecolare di alcuni minerali utili alla crescita della pianta.

La mia azienda rispetta l’ambiente

L’uso di fertilizzante organico, come abbiamo già visto, permette un’importante riduzione (se non l’annullamento) dell’impiego di prodotti chimici in agricoltura. Si tratta di un prodotto di qualità, certificato, che permette di ridurre le quantità di GHG (Greenhouse gases) e di CO2 eq immesse in atmosfera.

Il calcolo dei gas serra risparmiati si estende a tutto il processo di produzione del biogas, a partire dalle lavorazioni in campo, fino alla produzione del biogas per finire con l’impiego del digestato.

Alla conclusione del processo di audit il CSQA (ente riconosciuto e accreditato di Accredia) emette all’azienda risparmiatrice un attestato, che riporta la quantità di CO2 equivalente risparmiata. L’azienda titolare dei certificati né può fare l’utilizzo che ritiene più opportuno: può venderli sul mercato volontario delle quote di CO2 e valorizzare questa sensibilità ambientale dal punto di vista marketing e di immagine.

Grazie a questi accorgimenti, l’azienda promuove la propria immagine “green” di soggetto attento alla tutela dell’ambiente”.

3 commenti

  1. Articolo molto interessante.
    Sarei interessato a conoscere la modalita’ necessarie , nel processo produttivo con le relative fasi per ottenere il prodotto. Dalla materia tal quale al prpodotto finito.

    • Gentile Sig. Livraghi,
      la ringraziamo per il suo commento, trattandosi di informazioni lunghe e dettagliate la contatterà quanto prima Maurizio Montesin (m.montesin@bts-biogas.com), il nostro responsabile sicurezza e certificazioni.
      Buona giornata.

      • Concordo sulla importanza di capire bene come utilizzare il digestato per trasformarlo in un concime naturale, chiedo pertanto di ricevere la stessa documentazione richiesta dall’altro lettore.
        Grazie
        Alessandro Marani

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